Calciatori e scacchi

Calciatori (e allenatori) scacchisti

Calciatori e allenatori arrivati ai vertici, che tutti conoscono ma che forse non tutti sanno appassionati del ‘nobil giuoco’.

Un esempio di “connubio” tra calcio è scacchi è offerto in queste settimane dall’AZ Alkmaar, squadra olandese dall’importante tradizione. Come riferisce un articolo del “Nordhollands Dagblad”, infatti, i giocatori della formazione del nord dell’Olanda invece di passare il loro tempo libero alla playstation, hanno creato un vero e proprio “circolo degli scacchi”.

A illustrare il pezzo due titolati dell’Az, il difensore Pantelis Hatzidiakos, che è anche nazionale greco, e il trequartista Tijjani Reijnders. In questo momento nell’Eredivisie (la serie A olandese), l’Az è quinto in classifica.

Questa notizia, diffusa in questi giorni prima del tradizionale super-torneo di Wijk-aan-Zee, mi ha fatto ricordare le mie ricerche sui calciatori scacchisti. Ve le propongo e chissà che non ne saltino fuori altri …

Il più grande estimatore degli scacchi è stato sicuramente Helenio Herrera, allenatore della grande Inter degli anni Sessanta: nel 1965 il tecnico argentino pretese che tutta la squadra nerazzurra imparasse a giocare a scacchi, convincendo il presidente Angelo Moratti ad autorizzare l’organizzazione di un corso ad Appiano Gentile.

Anche Angelo Moratti era appassionato, come ricordano anche i figli, e in particolare Massimo una volta mi disse che il papà giocava contemporaneamente su tre scacchiere! (purtroppo non ho avuto il tempo per chiarire cosa intendesse, poiché fummo interrotti dai cronisti televisivi che lo portarono via per intervistarlo).

Docenti dei calciatori nerazzurri furono l’arbitro internazionale di scacchi Gino Piccinin e due campioni italiani, i Maestri Guido Cappello ed Ennio Contedini, vincitori dello ‘scudetto scacchistico’ rispettivamente nel 1960 e 1963.

Forse fu proprio grazie agli scacchi che quell’anno la squadra milanese si aggiudicò (per la prima volta, se non vado errato) scudetto e Coppa dei Campioni….

Edgar Davids

Un altro grande appassionato del gioco è l’olandese Edgar Davids, che quando militava nella Juventus frequentava regolarmente la Società Scacchistica Torinese, dove ha anche seguito le lezioni dei Maestri del club. Quando nel novembre del 2002 l’ex campione del mondo Anatolij Karpov si esibì a Torino in una ‘simultanea’ giocando contemporaneamente contro 24 avversari, tra questi era stato annunciato anche Edgar Davids; e – udite udite – il calciatore si presentò all’appuntamento. Io coordinavo l’esibizione ma quando invitai Davids ad accomodarsi non volle sedersi al tavolo da gioco: «Con Karpov perderei di sicuro, e a me perdere non piace», si giustificò l’olandese. Ma restò tutto il tempo a seguire le partite e a rilasciare interviste ai molti giornalisti e alle molte troupe televisive accorsi (forse) più per lui che per Karpov.

Altro appassionato il brasiliano Júlio César Baptista, attaccante della nazionale verdeoro, che in un’intervista ha dichiarato: «Gioco a scacchi da quando avevo 13 anni: trovai un libro in casa di mio zio e mi appassionai. Oggi cerco di seguire le vicende dei principali campioni, a partire da Kasparov. Lo trovo un gioco molto interessante. Devi sempre concentrarti al massimo: la minima imprecisione provoca un improvviso cambiamento di fronte. Sembrava che tu fossi alle corde e invece ecco che ti trovi in posizione vincente!».

Rafael Benitez

Anni fa era salito alla ribalta scacchistica anche l’allenatore Rafael Benitez.

Quando arrivò in Italia (come allenatore dell’Inter, poi andò al Napoli) la “Gazzetta dello Sport” titolò su nove colonne “Benitez, calcio e scacchi” riportando una dichiarazione di Rafael che si definiva ‘ottimo giocatore’. Ma poi quando chiesi di potergli fare una intervista per conoscere più a fondo le sue capacità negli scacchi, l’Ufficio Stampa dell’Inter la negò dicendo che si era trattato solo di una momentanea passione giovanile e che in realtà Benitez non era poi così esperto nel gioco….

Miguel Montuori

Il 4 giugno 1998 si spegneva Miguel Montuori, a ricordarlo è intervenuto al Pentasport di Radio Bruno il suo grande amico Aurelio Virgili, figlio del grande Beppe Virgili con cui il bomber argentino trascinò la Fiorentina nello storico scudetto del 1956:

“Ho avuto per padrino Montuori e ne vado fierissimo, era una persona di intelligenza fuori dal comune. Miguel era un grandissimo giocatore di scacchi, era impressionante. Un giorno lo vidi invitare 6 amici a casa e giocare contemporaneamente con sei scacchiere diverse, battendoli tutti. L’anno dello scudetto lui e mio padre segnarono tantissimo, senza calciare rigori raggiunsero numeri straordinari.”

Passiamo a Paulo Dybala,il numero dieci della Juventus, che in una lunga intervista concessa a Vanity Fair (novembre 2020) si è raccontato partendo proprio dalla sua più grande passione dopo il calcio: “Con gli scacchi me la cavo bene. Fino all’età di 18 anni ho anche partecipato a diversi tornei nella mia città, Cordoba. Vincevo quelli provinciali, poi ho fatto il salto a livello nazionale e ho conquistato un buon secondo posto. Quindi hanno cominciato a farmi sfidare giocatori più grandi e spesso, purtroppo, sono stato eliminato a metà percorso. Se trovassi qualcuno con cui farlo, giocherei ancora. Sono paziente, studio le mosse dell’avversario e gli faccio male quando posso.”

Proseguiamo con il centrocampista della Roma Henrikh Mkhitaryan, armeno, che in una intervista pubblicata su Repubblica il 13 gennaio 2021 alla domanda ‘E’ vero che gioca a scacchi?’ ha risposto ‘Sì, ma adesso ho poco tempo.”

Gianluca Vialli

E ancora Gianluca Vialli, allenatore, ex calciatore e commentatore televisivo: “Quando ho iniziato a fare l’allenatore, ho capito che gli scacchi mi sarebbero potuti essere utili. […] Perché hai bisogno di una strategia, devi sempre cercare di essere una mossa avanti all’avversario. Ti serve ragionare sul gioco delle mosse e contromosse, tentare di portare l’avversario fuori strada. Preparare un attacco e un po’ come preparare una partita. L’unica differenza è che in mano hai dei pezzi, e non delle persone. Da questo punto di vista, il mestiere di allenatore è ancora più difficile.

È stato uno zio a farmi conoscere gli scacchi e la dama. All’epoca non c’era la playstation, al massimo avevamo i puzzle. Quei pomeriggi in casa mentre fuori pioveva compensavano tutta l’attività fisica che facevo.“

E poi Enzo Maresca, allenatore del Parma dopo essere stato allenatore dell’Under 23 del Manchester City – squadra con la quale ha vinto il titolo, impresa mai riuscita prima ai giovani inglesi. Nell’articolo titolato “A scuola da Pep Guardiola, maestro d’eccezione. Enzo Maresca, studia da vicino i metodi dell’allenatore catalano cercando di apprendere il più possibile” si legge: “Oggi studia da vicino Guardiola, ma nella mente di Maresca l’idea di fare l’allenatore scattò già molto tempo prima. “Ai tempi di Malaga, Manuel Pellegrini mi disse: ‘Quando smetti, dovrai allenare’.
Decisivo fu anche un incontro con Arrigo Sacchi: “Quando smisi di giocare, la prima cosa che feci fu andare a trovare Sacchi. Passai con lui mezza giornata a parlar di calcio: quell’incontro è una tappa fondamentale della mia vita”. Una vita divisa tra calcio, famiglia e… scacchi: “La scintilla scoccò in Spagna. Ho seguito corsi e letto dei libri.
La mia tesi al Supercorso di Coverciano si chiama “Il calcio e gli scacchi”. Ci sono molte affinità. Le più importanti: il gioco posizionale e le strategie. Per un tecnico è importante possedere la mentalità dello scacchista: elaborare un piano, studiare le contromosse, scegliere la disposizione delle pedine”, conclude Maresca.”

Diego Armando Maradona

E per concludere non possiamo non ricordare Diego Armando Maradona che ha raccontato di aver imparato a giocare nell’estate 1972 (aveva quasi 12 anni), durante la sfida tra Bobby Fischer e Boris Spassky. E a quanto pare non dimenticò mai gli scacchi, visto che nel settembre 2005 invitò nel suo show televisivo ‘La Noche del 10’ Anatolj Karpov, che si trovava a Buenos Aires per tenere delle simultanee. Iniziarono una partita, con Karpov che giocava bendato. Dopo 4 mosse Diego propose di pareggiare e Karpov ovviamente accettò.