La leggenda di Jūshīr

Molte sono leggende che trattano dell’origine del gioco degli scacchi.

Tra queste, la più antica è quella che ha come protagonista il bramino Sissa ibn Dahir e i suoi chicchi di grano.

Nel corso del Novecento altre leggende sono state svelate al mondo da alcuni studiosi appassionati.

Una di queste è legata al nome di un antico giocatore e teorico arabo di nome Al-Adli che nell’842 d.C. scrisse il testo Libro degli scacchi.

Nard e shatranj, destino e intraprendenza

In questo testo Al-Adli riporta una storia indirettamente legata alla nascita del nard, antenato del Backgammon. Il Nard viene rappresentato come un gioco che lega indissolubilmente l’uomo al suo destino: il numero delle case del tavoliere (24 come le ore del giorno), la suddivisione in due dello scacchiere (12 caselle come il numero dei mesi), il numero delle pedine ed altro ancora rappresentavano questo stretto legame.

Secondo alcuni bramini, però, questo gioco andava contro i precetti religiosi poiché legato eccessivamente alle forze del caos, e suggerirono al re Balhait di non praticarlo. Decisero, allora, di proporre un gioco che, al contrario, esaltasse l’arte della guerra e le abilità che, secondo la cultura del tempo, da essa derivano: il pensiero strategico, il coraggio, l’intraprendenza. Fu così che, secondo Al-Adli, nacquero gli scacchi.

Ma è il Murray a raccontarci una delle leggende più affascinanti, riportando quanto raccontato da Ya’qubi (The Works of Ibn Wāḍiḥ al-Yaʿqūbī, 2018, pp. 355-357), uno studioso arabo del IX secolo.

Secondo Ya’qubi, l’invenzione degli scacchi è da legarsi alla figlia del re Balhait, Jūshīr.

Jūshīr, la figlia di Balhait

Al tempo in cui divenne regina, nel suo regno scoppiò una rivolta che la regina cercò di reprimere inviando uno dei suoi figli

“Temendo di darle la notizia, si radunarono davanti a uno dei loro saggi, che si chiamava Qaflān- un uomo di saggezza, intelligenza e buon senso – e gli raccontarono cosa era successo. Disse: “Dammi tre giorni”. Lo fecero, e lui se ne andò a pensare. Poi disse a uno dei suoi allievi: “Portami un falegname e un legno di due colori diversi, bianco e nero”. Hanno portato un abile falegname e legno di due colori diversi, bianco e nero. Il saggio disegnò la figura di una scacchiera e comandò al falegname, che lo fece. Poi gli disse: “Portami una pelle conciata”. Gli ordinò di disegnarvi sopra sessantaquattro quadrati; lo fece, e fu messo da parte. Poi (il saggio e il suo allievo) giocarono l’uno contro l’altro finché non compresero il gioco e ne diventarono abili. Poi disse al suo allievo: “Questa è una guerra senza perdite di vite”. Allora gli si avvicinarono gli abitanti del regno ed egli lo condusse loro fuori. Quando lo videro, sapevano che era un po’ di saggezza a cui nessuno poteva arrivare. Iniziò a giocare contro il suo allievo, e quest’ultimo avrebbe subito lo scacco matto o la sconfitta del suo re.

Alla regina fu dato un rapporto su Qaflān, e lei lo convocò e gli ordinò di mostrarle la sua saggezza. Ha prodotto il suo allievo con la scacchiera e l’ha sistemato tra l’allievo e se stesso. I due giocarono e uno sconfisse l’altro [e disse:] ” Scacco matto !” Prendendo atto e rendendosi conto di ciò che intendeva, disse a Qaflān: “ Mio figlio è stato ucciso? “L’ hai detto “, disse. Disse al suo ciambellano: “Fate entrare il popolo, che mi offra le condoglianze”

Dopo questo Jushir chiese a Qaflan del suo pagamento, dove viene detto lo schema noto dei chicchi di grano sulla scacchiera che sono raddoppiati su ogni quadrato.